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August 07 La scomparsa di un'amica"Se volessimo trovare il modo in cui l’Uomo rappresenta graficamente la Vita a livello più basilare dovremmo tornare indietro nel tempo alle più antiche culture indoeuropee o dell’america precolombiana. Forse i più si stupiranno nel non trovare raffigurato il Sole o la Luna, il mare o la terra, ma il simbolo di un’ape.
A quanto pare gli antichi sono stati molto più osservatori della natura di noi, che deleghiamo questo compito a biologi o etologi, nel trovare qual è l’essenza della vita sulla Terra; un piccolo insetto.
L’ape, una creatura che si è evoluta insieme alle piante nei milioni di anni passati in simbiosi, quasi si potrebbe definire un tutt’uno con la flora. Il suo compito sembra semplice: andare di fiore in fiore a impollinare le piante per ricevere in cambio il dolce nettare con cui fabbricherà il miele per l’inverno.
Se l’ape sparisce i fiori non vengono impollinati, e quindi sembra lapalissiano dire che il frutto non nascerà mai. Le conseguenze: l’Uomo non avrà più di che cibarsi.
Dal 2004 sta facendosi largo da Israele una malattia delle api che anche i media sembrano voler nascondere al grande pubblico: La Ccd, ovvero la sindrome dello spopolamento degli alveari. Improvvisamente e senza un perchè apparente le api abbandonano in massa l’alveare per disperdersi e lasciarsi morire in un raggio di 3-4 km. Si calcola che ad oggi sia stato perduto oltre l’80% del patrimonio apistico statunitense e più del 50% degli alveari europei. In Italia la mancata impollinazione delle piante da frutto e da ortaggi ha causato una perdita di 250 milioni di euro solo nel 2007 e il costante rincaro degli ortaggi e della frutta.
Fa terrore il disinteresse che i politici attribuiscono a questo fatto, forse pensano che siccome i fiori non vengono impollinati ci ciberemo di fiori di zucca impastellati.
L’America ha provato a sostituire le proprie api ammalate con nuovi alveari importati dall’Australia, ma ultimamente si è scoperto che le api Australiane sono ancor più predisposte ad ammalarsi.
La docile e laboriosa ape della specie “Europea” sembra non poter gestire questo flagello. L’unica soluzione sembra dover incrociare geneticamente la iper-aggressiva ape africana, che sembra avere un’immunità al morbo, con l’europea. Ma qui chi ha vaghi ricordi di cronaca avrebbe da ribattere:”Già è stato fatto”; ed è così. L’incrocio tra l’ape africana e quella europea ha dato vita alla cosidetta Ape-Killer, che infesta ancora il Messico ed il sud degli Stati Uniti, dove la popolazione in certi periodi dell’anno è costretta a sigillarsi in casa per evitare le punture di questo insetto.
Ma cosa è la Ccd? Molti esperti danno la responsabilità della sua presenza alle onde elettromagnetiche dei cellulari, altri ad un acaro, il Varroa destructor; altri ancora ad un fungo o agli organismi geneticamente modificati, ai cambiamenti climatici o allo spostamento dell’asse terrestre. Ma l’ipotesi più accreditata sembra restringere il cerchio sui pesticidi. Questi composti chimici che vengono cosparsi sulle piante (e sui fiori) delle piantagioni, servono ad eliminare gli insetti parassiti. Pochi sanno che queste sostanze hanno una forte presenza di neurotossine, quelle che gli esperti chiamano Organofosfati; le stesse identiche tossine che la I.G. Farben produceva per il governo Nazista sotto forma di gas nervino per l’eliminazione degli Ebrei.
Le fonti ufficiali assicurano che parte di queste neurotossine usate per i pesticidi si dissolvano nell’aria per effetto del Sole, ma gli effetti sull’Uomo, anche tramite una moderata assimilazione, a lungo termine sono facilmente deducibili. Per le api lo sono ancor di più: l’ape succhia il nettare insieme alla neurotossina, il sistema digestivo inizia a bloccarsi e dopo pochi giorni muore. Il motivo per cui abbandona l’alveare è da ricercare nell’istinto dell’arnia. Quando un’ape si sente male istintivamente abbandona l’alveare per evitare che le altre api vengano contagiate dalla propria malattia, questo fenomeno si riscontra soprattutto quando l’alveare è affetto da peste americana: l’arnia inizia ad emanare un pungente odore malsano, le api ammalate si allontanano per sempre e le sane buttano fuori i cadaveri come i monatti di manzoniana memoria. Quando finisce la crisi, le poche api rimaste ripopolano insieme alla regina la grande famiglia, e nel giro di un anno o due l’arnia torna ai grandi numeri. Nel caso della Ccd tutte le api, anche nel giro di una notte, abbandonano l’alveare lasciando la sola regina. Inspiegabilmente, dopo giorni neanche i parassiti o le formiche osano recuperare il miele dell’arnia spopolata.
Le stime assicurano che se non verranno presi provvedimenti entro pochi decenni l’ape europea si estinguerà. Cosa farà l’umanità? Si occuperà da sola di impollinare tutte le piante del mondo?
In Cina già succede.
Da pochi anni il nord della Cina ha perduto l’intero patrimonio apistico per effetto della larga campagna a favore dei pesticidi iniziata negli anni ’80 dello scorso secolo. La regione, rinomata per la coltivazione delle pere, ha sùbito un netto tracollo. I pochissimi coltivatori rimasti hanno deciso di rimboccarsi le maniche: ad Aprile raccolgono la parte maschile di ogni fiore, lo stame. Lo polverizzano, lo essicano, poi con un ramoscello su cui sono legate delle penne di gallina iniziano a cospargere ogni singolo fiore di polline. Riescono a fecondare massimo 30 alberi al giorno, e i più giovani sono già stanchi di questa “ottimistica pazzia” e si sono trasferiti nelle metropoli in cerca di lavoro.
La situazione è piuttosto critica e tende ad aggravarsi, i problemi sul riscaldamento globale e sull’inquinamento atmosferico dovranno essere accantonati per dare priorità a questa difficoltà che minaccia di portare anche da noi la “fame nel mondo”. Altrimenti dovremmo sperare che l’ingegno italico partorirà un nuovo mestiere: L’impollinatore." July 24 Sera d'EstateRoma alle dieci di sera. La calca nella piazza sotto le folate di luce dei proiettori pare che s'alzi e s'abbassi e quasi respiri come fa il mare quando sul sole volano le nubi.
Sotto di noi la folla ha ancora corpi, voci, volti, gesti definiti, e gorghi e rigiri a ogni gruppo dietro una bandiera o un cartello, tenta di incunearsi nel folto e d'un tratto ha da fermarsi perchè chi c'è fa muraglia; ma sotto i pini, laggiù, nei Fori Imperiali, la ressa veduta di scorcio è tanto immobile e compatta che solo le teste appaiono senza le spalle, accostate come i ciottoli di un acciottolato. Sui ripiani del Milite Ignoto questo pavimeto si fa più regolare, una fila dopo l'altra: sono gli elmetti delle truppe allineate, arma per arma. Sul Campidoglio tutto è simbolo, e stasera tutti i simboli sono limpidi. Più tempo passa, più questa elettricità ci penetra tutti. Non ci inebria, anzi, ci illumina e aguzza la mente, così che non solo il presente ma anche l'avvenire ci sembra chiaro come il passato. Talvolta il fascio di una fotoelettrica s'innalza verticale, fruga il firmamento in cerca di non si sa quale stella, e i volti s'alzano a fissare l'infinito come per decifrare, sul nero della notte, in cima a quell'asta un presagio. Nell'alzarsi di mille e mille facce insieme, la calca si schiarisce d'un tratto, in roseo. La moltitudine tiene gli occhi puntati sul poggiolo col drappo rosso, così intensamente che sembrerebbe qualcuno dovesse uscirne per incanto, attratto da una volontà, una volta tanto, più forte della sua. Un grido comincia ad aleggiare dall'orlo di quel mare, come se i più lontani tentassero di avvicinarsi con la voce non potendo avvicinarsi con la persona. Subito il grido si propaga a ritmo incalzante, martella la piazza, placa la brama, prova la smania di respirare, sperare, credere, amare, odiare, agire, insieme. D'essere non centomila, ma uno solo, forte come centomila.
Tre squilli di tromba.
Ecco Lui, ritto, immobile, la faccia quadra, le mani strette sul marmo del parapetto. Par che lo sostenga, non che vi si appoggi. Quando è uscito? Quando è apparso? Sembra che sia stato sempre lì, che quelle larghe spalle siano sempre state al centro dell'alta finestra, di marmo, come gli stipiti, come il davanzale.
A vederlo vivo, reale, la folla rimane attonita; poi gridi e applausi esplodono, rimbombano da una mole all'altra, riempiendo d'echi l'aria, così che ad aprir bocca si respira clamore, si spira clamore. Con la voce, con le braccia, coi fazzoletti, tutti sulla punta dei piedi cercano d'innalzarsi verso lui, di distinguersi; e se per un istante ristanno, sorridono felici quasi pensando:"M'ha udito, m'ha veduto".
Per quanto ha fissato quel popolo proteso? Per quanto s'è egli goduto il frangersi di quelle onde sul grande petto? Ha corrugato la fronte, ha gettato indietro il capo come a staccarsi dal fascino, ha alzato la destra. E' il saluto; ma alla folla sembra un invito a procedere avanti nel mondo, nella vita del mondo, liberamente, coi ranghi serrati così, perchè la strada è ormai aperta. Il clamore ricomincia a scrosciare più di prima.
Con la palma fa segno di cessare, di tacere. Poi sorride col suo largo sorriso. Soltanto allora, a quel segno di amorevole affetto, come paga di aver sforzato il gran volto chiuso, la moltitudine tace.
"Ufficiali, sottoufficiali, gregari...". Sillaba le parole accompagnando anche le sdrucciole fino all'ultima vocale, pacato e sicuro. I fiati, come si dice nel canto, al loro posto, tanto bene che la voce netta e squillante, col salire e discendere e sostare a tempo, senza una mancanza, dà alle parole lapidarie una certezza viva, di salute. Ogni parola è come un passo avanti, cadenzato. "L'Italia ha finalmente il suo Impero".
L'attenzione della folla è tanto concorde e profonda che il clamore scoppia sempre un istante dopo un suo annuncio; come se chi ascoltasse faccia uno sforzo per uscire dall'incanto e rispondere. Lui ha già ricominciato a parlare, e l'applauso lo obbliga ad interrompersi. Si passa una mano sulle labbra, fa ancora segno di tacere, un segno bonario con cui si direbbe che avverta: Aspettate, perchè v'è di meglio.
Talvolta sembra che egli ci legga nel cuore, formuli quello che noi sentiamo, muti il palpito in parola, la parola di comando. Ed ecco egli stesso ci annuncia la riapparizione dell'Impero sui colli fatali di Roma.
"Ne sarete voi degni?" domanda.
"SI!" Risponde la folla.
Ed eccolo ad ammonire:"Questo grido è un giuramento sacro che vi impegna d'innanzi a Dio"
Un'altro grido gli risponde come a dire che, si, Dio è già nel cuore di tutti. La piazza in quel momento sotto la gran cupola del cielo assomiglia ad un tempio.
May 25 Possibilità IronicheQuesta forse è la volta buona, pensò il povero Timothy fissando il piatto ancora vuoto davanti a sè.
Ma non voglio accelerare con la fantasia, bisogna stare con i piedi per terra, ma questa forse è la volta buona. Sorrise sotto i baffi senza farsi accorgere.
"A che pensi?"
Se n'è accorta. Ecco la solita domanda...bisogna raccontarle qualche aneddoto che mi ha fatto sorridere in passato.
"L'ultima volta che ho mangiato qui mi sono abbuffato di cozze, uscendo mi sono attaccato ad uno scoglio per solidarietà"
Lei lo fissò interdetta scrutando la possibilità che l'avesse fatto sul serio.
"Beh, non le prendere stasera"
Che risposta del cazzo...
Questa m'annoia di sicuro. No no...basta, l'hai appena conosciuta, dalle una possibilità, sei un pò troppo frettoloso nei giudizi.
Timothy alzò lo sguardo seguendo il cameriere che si stava avvicinando per chiedere le ordinazioni.
Era l'ennesima prova. Dopo anni di fallimenti con il gentilsesso iniziava a pensare che non avrebbe mai trovato la sua anima gemella.
Questa era bella, fianchi alti e seno prosperoso, un naso aquilino non troppo marcato che le dava personalità, almeno in apparenza; capelli ricci e corvini in cui qualsiasi uomo avrebbe voluto affondare la faccia e addormentarsi dopo una serata speciale.
Indossava un vestito lungo marrone, sicuramente se le avesse detto "Mi piace questo vestito marrone" avrebbe risposto:"Non è marrone, è testa di moro". Le si chiudeva intorno al collo coprendo la scollatura ma lasciando le spalle e la schiena scoperte. Una finta puritana doppiogiochista. Il pensiero lo fece sorridere di nuovo.
"Prendo le cozze"
Lei incrociò le braccia sul tavolo puntellandosi sui gomiti e lo guardò sorridendo. Poi alzò la testa rivolgendosi al cameriere. "Anch'io"
Timothy comprese con soddisfazione che la commensale iniziava ad ingranare con la sua ironia. Avrebbe potuto portarsela a letto quella sera, da come si atteggiava con lui sembrava anche fin troppo facile che fosse accaduto. Ma era stufo delle avventurine, ormai aveva tirato le somme sulla belle epoque del "stasera a casa mia, poi si vedrà", gli avevano lasciato più amarezze che soddisfazioni. Quando andava a letto con una ragazza, anche conosciuta da poco, si affezionava.
"Un incurabile romantico" gli avrebbe risposto con sarcasmo anche questa donna se le avesse spiegato come la pensava.
Timothy non era stato sempre fedele, ma prendeva il sesso come il matrimonio, una volta fatto creava un legame, e l'abbandono lo faceva soffrire molto più di quanto dava a vedere.
"Avevi ragione, sono buone. A quanto pare ci attaccheremo ad uno scoglio entrambi una volta usciti"
Lui rise di gusto.
"Mi piace questo vestito marrone"
"Davvero? Grazie, è la prima volta che lo metto"
Qual'era la donna ideale per lui? Non lo sapeva. L'avrebbe riconosciuta? Sperava di si, ma come? A pelle? o con molto tempo passato a conoscerla?
L'ironia, l'ironia gli diceva tutto. Se erano capaci di usarla con precisione, come un'arma bianca, lui riconosceva delle donne sveglie, curiose e non ingenue; l'autoironia sarebbe stato il coronamento, ma le donne sono troppo orgogliose per saperla usare; troppo prese a capire cosa pensi di loro piuttosto che esporsi da sole con l'autoironia. Ma Timothy associava facilmente una femmina ironica con una donna matura.
Lei smise di mangiare e avvicinò di più il busto al tavolo per cercare intimità
"Sai? a me piace essere subito chiara"
"Piace anche a me"
"Hai l'aria del tipo navigato, un pò mi fa paura"
"E' comprensibile, ma non sono ipocrita"
"...è come un coltello che si professa non affilato"
"Vedo un giudice senza prove"
"Già...non mollo finchè ho le prove. Ti studierò a fondo"
"E' un invito ad uscire domani?"
"Si, offro io. Chianina, basta cozze, stasera ne hai affrontate abbastanza"
"autoironica..."
April 14 NovitàIncontro Hitler Mussolini
Hitler "Ho sospeso l'esecuzione di un piano già predisposto in tutti i suoi particolari solo perché ero sicuro di potervi liberare e di impedire così che foste consegnato agli angloamericani secondo il progetto di Badoglio. Il vostro salvataggio è stato il salvataggio del popolo italiano. Se l'impresa di Campo Imperatore non fosse riuscita, la mia vendetta sarebbe stata inesorabile. Il mio piano prevedeva infatti la distruzione totale di Milano, Genova, Torino e di altri centri minori dell'Italia settentrionale; inoltre tutte le regioni sotto il controllo militare della Wehrmacht sarebbero divenute delle vere e proprie zone di occupazione, con l'aggravante che gli italiani sarebbero stati considerati dei traditori da punire. Ma se voi mi deludete, io devo dare l'ordine che il piano punitivo sia eseguito". "…..Il Führer allora gli chiede se vuol tornare al suo posto per combattere fino in fondo la sua battaglia con l'amico. Mussolini risponde "No": vuol ritirarsi a vita privata perché pensa che il suo ritorno nella penisola a capo del governo vorrebbe dire far nascere la guerra civile e fratricida, ma pensa anche che le forze tedesche si devono ritirare dall'Italia. A tal punto Hitler, irosamente, risponde che le ritirate non sono nei suoi piani, che gli italiani hanno tradito e che li punirà, che pensa di costituire un Governo fascista con Farinacci, Graziani e Ricci, Governo che porterà l'Italia fascista alla riscossa con le armi germaniche che prossimamente riprenderanno, con nuovi mezzi, l'offensiva". Passi dal Diario di Göbbels: Evidentemente il Duce non ha "tratto dalla catastrofe italiana le conclusioni morali che il Führer si era aspettato da lui". Le conclusioni morali hitleriane sono "che, per prima cosa, il Duce si preoccupasse di vendicarsi ampiamente su chi l'aveva tradito. Ma Mussolini non ha dato a vedere di voler far nulla di simile, e con ciò ha dimostrato quali siano i limiti oltre i quali non saprà mai andare. Non è un rivoluzionario come il Führer e Stalin. È così legato alla sua italianità che gli mancano le qualità del rivoluzionario e del sovvertitore mondiale"…….. "Il Führer è rimasto grandemente deluso dell'atteggiamento del Duce. Io invece sono ben contento. Temevo che l'incontro fra il Führer e il Duce potesse portare di nuovo a una stretta amicizia, la quale avrebbe creato difficoltà politiche imbarazzanti per noi. Ma ciò non si è verificato: al contrario, non ho mai visto il Führer tanto deluso del Duce come questa volta….. "Personalmente deploro il contegno e l'atteggiamento del Duce. Tuttavia, politicamente ne sono soddisfatto poiché così molte misure che avremmo messe in pratica risulteranno più facili per noi. Anche il Führer è convinto che le sole garanzie territoriali possono darci qualche sicurezza nei confronti dell'Italia". ……: "Il Duce non si mostrato all'altezza delle nostre aspettative, sia dal punto di vista politico, sia da quello personale, e con ciò ha sciupato le sue possibilità future". "Naturalmente non c'è stato un vero e proprio contrasto tra il Führer e il Duce. Ma il fatto stesso che, secondo il Führer, il Duce non ha un grande avvenire politico, significa molto, se si pensa all'ammirazione che aveva per lui". …….. "il Duce ha detto al Führer, con entusiasmo, di aver sempre contato sulla propria liberazione da parte dei tedeschi. Comunque era deciso a non piegarsi ai suoi nemici, e piuttosto a togliersi la vita con un colpo di pistola "…………. "Il Duce intende creare un nuovo esercito italiano coi residui del fascismo Ho i miei dubbi sulle sue possibilità di riuscita. Il popolo italiano non è all'altezza di una politica rivoluzionaria concepita con ampiezza di vedute. Gli italiani non vogliono essere una grande potenza. Il Duce avrà quindi scarsa fortuna nel reclutare un nuovo esercito nazionale italiano. Il vecchio Hindenburg aveva indubbiamente ragione quando disse che nemmeno Mussolini sarebbe mai riuscito a fare degli italiani altro che degli italiani". "In ultima analisi dobbiamo ricevere qualcosa in compenso dell'orribile tradimento che l'Italia ha commesso contro l'Asse". March 13 Confronti GiambiciAhhh...da anni sognavo un duello ai caratteri giambici...
Come molti di voi sapranno, ormai è da tempo che mi cimento nell'hobby della politica. Oggi mi sono confrontato arduamente con il mio compagnuccio di merende Francesco, entrambi facciamo parte del trittico Comitato di Presidenza del nostro beneamato Partito. Spiego prima per i profani cosa bisogna preparare per costruire un partito. In primis, uno Statuto che organizzi l'interno del partito, strutture gerarchiche, lavoro e responsabilità. In secundis, serve un Manifesto che spieghi brevemente alle "masse" cosa è il Partito. Poi, cosa più importante, il Programma Nazionale, lavoro lungo e frutto di studi approfonditi, deve delineare quali sono le nostre soluzioni ai problemi di oggi, di ieri e di domani.
Ebbene, Sabato e Domenica l'esecutivo si riunisce. Sabato discutiamo e organizziamo lavori, poi, Domenica, io devo andare a vedere le partite per il Giornale e non posso essere presente. Il fato (o qualche altro figlio di puttana) decide che proprio in mia assenza si discuta di una cosa mai menzionata, nonchè mai presente nell'ordine del giorno: Le "linee di intenti".
Cosa mai saranno??
a cosa mai serviranno???
Non si sà...ma cel'hanno tutti i partiti (e anche noi ce le dobbiamo avere senno' che pecoroni siamo???)
Le "linee di intenti", o linee-guida non sono altro che quelle baggianate che leggete nei manifesti dei partiti: "Più sòrdi pe tutti!" "Più giustizia per tutti!" "Più sarcicce pe tutti!"
Insomma, una marea di cacca che non ha nè capo nè coda, che delude l'elettore perchè non da causa e non da effetti.
Dimmelo TE se preferisci una persona che ti dice "Meno tasse per tutti!!"
o una che ti dice "Se tutti pagassimo le tasse le aliquote cadrebbero del 30%, quindi il primo che fà falsi in bilancio lo impicco per i coglioni"??
La prima è una frase passionale, che esce da discussioni da bar, la seconda è studiata, ponderata. La prima è retorica, ma la retorica in Italia è morta, non la vuole sentire più nessuno (giustamente).
E allora io mi INCAZZO...perchè lavoro da 2 anni in un progetto che vuole esternarsi dalle passioni-baggianate, dai commentucoli da medio-borghesotto, dalla qualunque e dal qualunquismo...e che me ritrovo?? LE LINEE D'INTENTI
E allora posso solo dire:
Io stò cò Ciarrapico, sò fascio e to'o dico
November 25 Un incidenteNon credevo di poter essere così freddo in queste situazioni.
Proprio due ore fa stavo tornando da Pisoniano dove ero andato a vedere una partita per il giornale, stavo in una di quelle strade di montagna che mi piace percorrere, con curve e senza semafori, sempre alla stessa velocità, dove puoi pensare in pace.
Stavo del tutto immerso nel pensare a come impostare l'articolo, quando improvvisamente, subito dopo una curva, vedo la macchina grigia davanti la mia sbandare improvvisamente nella corsia opposta, sfiorare una macchina e tornare in carreggiata, poi colpire qualcosa e prendere il volo.
Mentre piroettava letteralmente davanti la mia macchina ad un metro da terra, mi sono accorto di non avere il sobbalzo al cuore come dovrebbe avvenire di solito, già pensavo a quello che avrei dovuto fare, e la cosa m'ha colpito molto proprio li per li:
Aspetta che si ferma-fermati-metti le quattro freccie, prendi il cellulare e scendi.
La macchina ha colpito violentemente il muso contro un muretto con un fragore di lamiere contorte, ha girato nuovamente su se stessa e si è messa trasversale alla carreggiata, con le ruote posteriori sul terrapieno laterale in una nuvola di fumo grigio.
Scendo, mi avvicino alla macchina, apro lo sportello e tra un denso fumo nero trovo una ragazza con il busto riverso al sedile del passeggero.
Con orrore vedo gli schizzi di benzina entrare dai bocchettoni dell'aria, devo tirarla fuori.
Cerco di sganciarla dalla cinta, ma vedo che già l'ha fatto, forse è per questo che è girata, almeno è semicosciente penso, ma non parla, non si lamenta, e mi sento affranto...ma sono così freddo da chiamarla scherzosamente "Chicca"
"Dai chicca che ti tiro fuori..."
la sento tossire pesantemente e ringrazio il Signore.
La prendo in braccio mentre continua a tossire ad occhi chiusi e mi accorgo...che è bellissima.
Mi giro per allontanarci ma trovo uno spettacolo che non mi piace. 10 persone si sono fermate e sono scese dalla macchina. Graziano, dopo l'incidente che era successo a quella ragazza caduta dal burrone mentre giocava a fare il Nerd, credo abbia visto la stessa cosa: facce attonite e membra paralizzate.
Nessuno che mi aiuta, rimangono tutti vicini ai loro sportelli.
Ma che cosa hanno???? perchè stanno fermi???
La malsana curiosità di vedere la morte li blocca
Chiedo aiuto, ma rimangono fermi lo stesso. Mi guardano come per cercare un motivo per cui aiutarmi.
Sono sbalordito per il loro comportamento ma provo a fare una faccia stizzita e decisa.
"Tu! Apri lo sportello della mia macchina! mi hai sentito???!"
"Tu! Chiama il 118, digli dove siamo, io non lo so, digli che avvertino la polizia e che serve un carroattrezzi!"
Sembrano ancora esitare, ma finalmente obbediscono.
Mentre poso la ragazza osservo se ha delle ferite, ma non sembra, di cosa hanno bisogno quelli che hanno subito uno shock?
Cerco di ricordare le lezioni di patente D...niente..hanno freddo? hanno caldo? vogliono l'acqua?
"Ci sei ciccè??"
"Grazie..."
"Vado a spegnere il motore, ti prendo anche la borsa ok? Tu sta qui"
"Si"
Apro lo sportello, metto in folle e giro la chiave, ma non si spegne.
Porco giuda se gli iniettori sono andati in loop prende fuoco tutto...
Passano 2 secondi interminabili ed il motore si spegne.
Torno da lei che si è un pò ripresa, e con il cellulare le faccio chiamare il padre.
Le macchine arrivano a tutta velocità e molte sfiorano la macchina incidentata.
"Hai il triangolo nella macchina?"
"Si, nel portabagagli, ma ho preso qualcuno?"
"No, li hai schivati bene"
"Non ho frenato, sennò era peggio con questo bagnato, giusto?"
che prontezza di spirito...
"Si, hai fatto bene"
"Ho come avuto la sensazione che mi si fosse bucata una gomma, è per questo che sono andata fuori strada?"
...un cieco avrebbe preso quella curva molto meglio.
"Beh, non è più possibile accertarlo, dato che la gomma ormai è un tutt'uno col motore"
"eheh"
Almeno ride, 10 minuti fa pensavo fosse morta...
Mi giro e vedo un uomo in mezzo alla strada che mi corre incontro a braccia aperte ed in lacrime
"ELEONORA! DOV'è???? VOGLIO VEDERLA! VOGLIO VEDERLA!"
"Sta bene, sta bene..."
Il padre abbraccia la figlia, e posso finalmente tornare me stesso, pensando a quello che ha rischiato, vedendo questa scena familiare, scoppio in lacrime anch'io.
November 15 'a LivellaOgn'anno,il due novembre,c'é l'usanza per i defunti andare al Cimitero. |
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